È chiaro che le nuove necessità nascenti da una situazione emergenziale richiedano misure più permissive in tema di circolazione dei dati, ma ciò non significa che esse debbano necessariamente violare i principi definiti dalla normativa comunitaria.

Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha di recente rilasciato dichiarazioni che ben chiarificano la posizione delle autorità italiane in tema privacy e Covid-19:

“I diritti possono, in contesti emergenziali, subire limitazioni anche incisive, ma queste devono essere proporzionali alle esigenze specifiche e temporalmente limitate. La forza della democrazia è anche nella sua resilienza: nella sua capacità cioè di modulare le deroghe alle regole ordinarie, in ragione delle necessità, inscrivendole in un quadro di garanzie certe e senza cedere a improvvisazioni. Il limite dell’emergenza è insomma nel suo non essere autonoma fonte del diritto ma una circostanza che il diritto deve normare, pur con eccezioni e regole duttili, per distinguersi tanto dalla forza, quanto dall’arbitrio”.

Alla domanda se fosse auspicabile anche per l’Italia un’ipotesi di tracciare i cellulari per controllare gli spostamenti dei cittadini all’interno del territorio nazionale Soro ha poi così commentato:

“Finora ho letto numerosi generici riferimenti all’esperienza coreana e – più timidamente – cinese. Bisognerebbe conoscere proposte più definite. Mi limito a osservare che quelle esperienze sono maturate in ordinamenti con scarsa attenzione – sebbene in grado diverso – per le libertà individuali. E in ogni caso mi sfugge l’utilità di una sorveglianza generalizzata alla quale non dovesse conseguire sia una gestione efficiente e trasparente di una mole così estesa di dati, sia un conseguente test diagnostico altrettanto generalizzato e sincronizzato. Premesso questo, non esistono preclusioni assolute nei confronti di determinate misure in quanto tali. Vanno studiate però molto attentamente le modalità più opportune e proporzionate alle esigenze di prevenzione, senza cedere alla tentazione della scorciatoia tecnologia solo perché apparentemente più comoda, ma valutando attentamente benefici attesi e “costi”, anche in termini di sacrifici imposti alle nostre libertà”.

Traspare un’apertura a possibili soluzioni tecnologiche volte a contrastare la diffusione dell’epidemia, ma che debbano essere necessariamente in linea con le norme costituzionali, le norme comunitarie e soprattutto il buon senso, partendo dal presupposto che il terreno nel quale si tenterebbe di far attecchire il seme della compressione della libertà e dei diritti dei cittadini è assai meno fertile del terreno asiatico.